Antonietta FILANGERI

La sua passione per l’arte non nasce a scuola, nonostante abbia frequentato il Liceo Artistico, ma a casa, è una tradizione di famiglia, è frutto di trasmissione genetica.
Ed ancora più specificatamente la passione per i presepi e la loro teatralità.
Il “fare magico del Presepe” ; è il ricordo di una Antonietta bambina che rivede nonna Gigetta che dipinge e scrive poesie, o nonna Antonietta che suona il piano.
Figlia di docenti universitari della facoltà di Architettura di Palermo, non poteva non ereditarne l’amore, il gusto, la passione per l’architettura, l’arte e la storia.
Occhio quindi, fin da bambina, allenato al “bello”, avendo un approccio privilegiato con l’arte, perché quotidiano, così ne studia, quasi inconsapevolmente, gli stili, le tecniche e gli artisti, in una maniera assolutamente non accademica.
Comincia così spontaneamente e per emulazione il suo “gioco” con le crete.
Ovviamente adora i presepi e comincia a farli per sé ed a regalarli a pochissimi amici carissimi; c’è un vero attaccamento alle sue creazioni tant’è che la prima mostra è nel 1996 a Palazzo Torremuzza, dove espone le sue case di terracotta.
Da allora, nasce e s’insidia l’idea del Presepe monolito, monoblocco, colonna che diventa nuvola, ispirata all’opera di Andrea Tipa a Trapani nel XVIII sec., riproposta secondo le nuove variazioni offerte dall’argilla.
Non mancano i riferimenti: dalla natura alle decorazioni dei parametri sacri, ma tutto ciò che è ornato, composizione, architettura è stato reinterpretato.
L’apporto più evidente è la produzione siciliana tra il XVI e il XVII sec.
Lo studio del paesaggio modellato sull’argilla durante la sua stessa lavorazione, il paesaggio tratto dalla massa fangosa che va mutando sotto l’occhio attento obbedendo alla volontà dell’artista e ché si risolve nel compromesso tra la volontà prospettica e la duttilità della materia molle.
Composizione e statica si miscelano cosi nella realizzazione di un paesaggio che viene dall’immaginario
Terra, acqua, fuoco: tre elementi primordiali, essenziali della “stanza delle meraviglie”.
La stanza delle meraviglie è un laboratorio dove tutto esiste ancora prima di nascere, perché è là, conservato dentro il pensiero di chi poi realizzerà l’oggetto.
I materiali più disparati, i colori, le tipologie, i riferimenti sono il caleidoscopio dentro il quale e con il quale Antonietta Filangeri elabora, inventa, naviga, ed esplora sperimentando le proprie capacità.
La meraviglia è negli occhi di chi guarda il magico riattarsi di elementi sapientemente elaborati.
Gli oggetti creati da Antonietta Filangeri sono tratti dalla attenta manipolazione della materia, ma anche, e soprattutto, dalla reinterpretazione e riqualificazione di cose già viste e volute riproporre con l’aiuto di un materiale povero come la creta.