Giuseppe, Alberto e Andrea TIPA

I Tipa, famiglia di scultori e intagliatori (Trapani XVIII – XIX sec.) Famosi per lo scolpire “in tenero e in piccolo”, vale a dire virtuosi in quelle minute e preziose composizioni in alabastro, corallo, avorio, ambra e conchiglia, a comporre scene sacre e mitologiche, calvari, crocefissi, presepi e cammei.

La tradizione artigiana venne inaugurata dal padre Giuseppe, di cui fu degno erede il figlio maggiore Andrea, apprezzato da una numerosa clientela di viaggiatori stranieri come ricordano le fonti che ne lodano le opere inviate in Francia, Spagna e Inghilterra.

Questi si distinse per la  “morbidità e della finitezza” dei suoi crocifissi eburnei e l’abilità nel lavorare diverse materie pregiate, come la cosidetta “pietra incarnata”, una particolare varietà di alabastro traslucido con venature rossastre, diffuso proprio nell’area trapanese, che ben si adattava alla raffigurazione del corpo martirizzato del Cristo.

Una componente scenica sullo sfondo di rovine, ottenuta dall’impiego di materiali marini, alabastro, ambra e sughero, caratterizza i Presepi del Museo Regionale Pepoli di Trapani, a lui attribuiti, insieme all’esemplare del Museo Cordici di Erice, eseguito forse con il concorso della bottega.

Altrettanto lodata dalle fonti è l’opera dell’altro fratello Alberto, che  “tenne sempre un carattere portato al grande, all’eroico, al gentile ed al perfetto”, soprattutto nei crocefissi, uno dei quali conservato nel Palazzo Arcivescovile di Trapani, e in alcuni suoi complessi gruppi scultorei in avorio, donato dal nipote Giuseppe a Ferdinando III, in occasione di una visita a Trapani.

Il medesimo soggetto in alabastro del Museo del Convento dei Padri Cappuccini di Caltagirone ne ripropone la stessa impostazione tematica, così come il il Giudizio Universale, microscultura eburnea conservata a Palermo nelle raccolte di Palazzo Abatellis.

Opere queste che evidenziano una finezza compositiva ispirata all’arte sacra delle maestranze trapanesi in generale, di cui i guppi dei Misteri in legno, tela e colla, che anora oggi sfilano il Venerdì Santo in processione, forniscono una significativa testimonianza. (Maria Concetta Di Natale)