Giacomo BONGIOVANNI VACCARO

Giacomo Bongiovanni, nacque nel 1772 a Caltagirone, dove visse ed operò e in cui era fiorentissima, e lo è ancora, l’arte e l’industria della ceramica.

Acuto, spiritoso osservatore della vita popolare siciliana, modellò nella terracotta, con piacevole naturalismo, tipi di pastori, di borghesi, di venditori, scenette di lavoro e di risse, fedele nel rendere la varietà pittorica dei costumi e nel formare l’espressione e il gesto più significativo per la rivelazione di uno stato d’animo.
Tenne bottega col nipote Giuseppe Vaccaro e sovente le opere della Bottega recano la firma: Gia-Giu Bongiovanni Vaccaro (Giacomo e Giuseppe Bongiovanni Vaccaro).
Le sue opere sono sparse per tutto il mondo; a Caltagirone si ammirano soprattutto nel Museo Regionale della Ceramica e nella Basilica di San Giacomo; a Palermo nel Museo Nazionale.
Morì nella sua città natale il 6 Dicembre del 1859 e venne tumulato nella vicina chiesa di San Bonaventura, insieme ad altri pittori noti di Caltagirone.

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Giacomo Bongiovanni, unico nel ritrarre il costume del volgo, passò dalle figure isolate a formar quadri famigliari e scene campestri, prendendo ad argomento le conversazioni villerecce, le gozzoviglie, l’ebrietà, i tripudi; supplendo alla bassezza degli argomenti con la più rigorosa fedeltà d’imitazione, con tocchi arditi e delicatissimi ad un tempo con la più energica espressione, con la varietà delle significanti attitudini e con la più diligente squisitezza.

Giacomo Bongiovanni nel 1793 dedise di dare priorità all’attività di plastificatore. Nel 1794 aprì bottega di figurinaio lasciando alle sorelle Concetta e Maria la sartoria che poi fu gestita dal marito di quest’ultima. Sebastiano Vaccaro.

La spinta decisiva a dedicarsi principalmente all’arte delle figurine venne a Giacomo Bongiovanni dalla vista del presepio apppartenuto all’artista trapanese Giovanni Matera, che i frati del Convento di San Bonaventura avevano apprestato nella loro chiesa, poco distante dalla casa del maestro caltagironese. Il Bongiovanni, rimasto colpito da quelle figurine policrome con le estremità in legno e le vesti di vere e proprie stoffe inzuppate di colla per meglio aderire al modellato del corpo e formare pieghe naturali, esclamò: « Uguali figurine le farò tutte in argilla >. Egli infatti portò nella tecnica tradizionale delle figurine in terracotta una rilevante innovazione che consiste nella resa del panneggio con sottili fogli d’argilla, tagliate e sistemate nel modellato dei corpi ignudi a guisa di autentici vestiti, che poi, dopo la cottura, colorava con eccezionale abilità e perizia. Nacque così dalla visione del presepio del Matera una nuova tecnica delle figurine bongiovannesche in terracotta policroma alla quale si ricorse non solo per la creazione die pastori, ma anche per tanti altri soggetti della vita quotidiana. La naturalezza dei gesti, la vivacità delle espressioni, la sorprendente morbidezza del panneggio, la veristica interpretazione cromatica dei costumi fecero presto apprezzare le figurine isoolate ed i gruppi del Bongiovanni anche fuori dell’ambiente cittadino. Ne conseguirono continue ordinazioni e raccomandate committenze, cui l’artista stèntava a soddisfare: i committenti spessa si rivolgevano al maestro tramite amici e persone influenti nella speranza di potere essere esauditi nelle richieste.

Ormai rinomato per la sua qualificata attività di figurinaio, premiata all’Esposizione di Palermo del 1834, il Bongiovanni aveva infatti già da tempo associato nell’arte il nipote Giuseppe Vaccaro, suo allievo prediletto, figlio della sorella, nato nel 1807. Sicché la bottega da allora portava il nome di Bongiovanni-Vaccaro. L’associazione del nipote alla bottega fu quasi una necessità: il Bongiovanni era oberato da continue richieste di figurine che gli arrivavano da ogni parte dell’Isola e dal continente, così come dall’Americhe spesso tramite il concittadino Emanuele Taranto; Illustre cultore di scienze, lettere ed arte, in relazione con le più illustri personalità del tempo.

Nel 1856, già avanti con gli anni, il Bongiovarni lasciò al nipote Giuseppe il compito di fornire annualmente i gruppi in terracotta promessi alla civica Amministrazione, che egli volle ringraziare per aver deciso di far eseguire un suo ritratto da porsi fra quelli degli uomini illustri nell’aula magna del Palazzo di Città, mentre egli era ancora in vita. Il ritratto venne commissionato ai valenti pittori locali Giuseppe e Francesco Vaccaro, che lo rappresentarono in atteggiamento di modellare una delle sue caratteristiche figurine, e reca la seguente iscrizione:

« A GIACOMO BONGIOVANNI CALTAGIRONESE / PLASTICATORE VIVENTE / PERCHÉ NEL MODELLARE IL COSTUME LEVÒ A BELLA NOMINANZA LA PATRIA / QUESTA EFFIGIE PE’ VACCARO RITRATTA / LA DECURIA IN TESTIMONIO DI CONOSCENTE MEMORIA / A 17 GIUGNO 1856 VOTAVA ».
Giacomo Bongiovanni morì il 6 dicembre 1859 nella casa paterna, che aveva donato al nipote Giuseppe, degno continuatore della sua arte. Le sue ceneri furono tumulate nella vicina chiesa di San Bonaventura. Tenne insieme al nipote Giuseppe Vaccaro bottega fiorentissima e le sue opere spesso firmate: Gia. Giu. Bongiovanni Vaccaro – sono sparse a Caltagirone (nella chiesa di San Giacomo) a Palermo (Museo Nazionale) ed in molte raccolte appartenenti a privati (da Enciclopedia Italiana di Scienze, Lettere ed Arti dell’ Istituto Giovanni Treccani).

 

 

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